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Nasce l'Alta Via del Varesotto: 200 km di sentieri tra i laghi

Un nuovo percorso escursionistico ad anello di 200 chilometri attraversa le Prealpi varesine, collegando creste panoramiche e trincee storiche. L'iniziativa punta a valorizzare il territorio e promuovere un turismo lento e sostenibile.
Un nuovo anello escursionistico di circa 200 chilometri attraversa le Prealpi varesine, in Lombardia. Si chiama Alta Via del Varesotto e collega sentieri già esistenti, creste panoramiche e opere militari della Prima guerra mondiale. L'idea è di Mattia Raimondi, 28 anni, originario di Tirano e residente nel Varesotto, che lavora in una fattoria sul Monte Generoso e nel 2020 aveva già realizzato l'Alta Via della Valtellina. La prima camminata di prova è partita il 19 settembre, con partenza e arrivo a Rasa di Varese.
Un anello di 200 chilometri
Il percorso misura circa 200 chilometri e accumula 11.500 metri di dislivello positivo. Si sviluppa a una quota media intorno ai mille metri e offre viste su sette laghi. Non è un tracciato costruito da zero: l'Alta Via del Varesotto mette in rete cammini che esistono già, come il Sentiero Italia e la Via Francisca del Lucomagno, tenendoli insieme in un unico anello. Il risultato è un itinerario che attraversa ambienti diversi delle Prealpi, dalle creste aperte ai boschi, passando per luoghi con una storia precisa alle spalle.
Le tracce della Linea Cadorna
Una parte del percorso segue le mulattiere militari della Linea Cadorna, il sistema difensivo costruito durante la Prima guerra mondiale lungo il confine italiano. Lungo il tracciato si incontrano trincee e tunnel, segni di un paesaggio che è stato prima militare e poi, con il tempo, escursionistico. Il cammino tocca anche il Sacro Monte, il parco Campo dei Fiori e i Poncioni, oltre a centri come Luino, la Val Veddasca e il villaggio isolato di Monteviasco. Sono luoghi diversi tra loro, uniti dal fatto di trovarsi tutti lungo lo stesso anello.
Sette tappe, poi quattordici
L'organizzazione iniziale prevede sette tappe di circa 30 chilometri ciascuna. È una misura pensata per escursionisti con una certa esperienza, ma il progetto prevede di raddoppiare il numero delle tappe, portandole a quattordici, per rendere il percorso accessibile anche a chi cammina con meno allenamento. Alla logistica lavora Walter Chiari, conosciuto come Walter Coppe. L'identità visiva del progetto — logo, magliette, striscione — è firmata dalla graphic designer Paola Ghiringhelli.
Il lavoro dietro il tracciato
Il gruppo che segue il progetto raccoglie dati lungo il percorso: punti d'acqua, luoghi di sosta, problemi del sentiero. Sono informazioni pratiche, quelle che servono a chi cammina per giorni e ha bisogno di sapere dove può fermarsi e rifornirsi. I dati raccolti saranno presentati in inverno agli enti locali, alle Comunità Montane e al CAI. L'obiettivo dichiarato è trasformare il tracciato in una proposta turistica strutturata, con una guida cartacea ufficiale e un sito dedicato.
Perché conta
Un percorso di 200 chilometri non nasce da un investimento improvviso né da un'infrastruttura costruita in pochi mesi. Nasce dal lavoro di qualcuno che cammina, misura, annota e poi propone. Mattia Raimondi aveva già fatto la stessa cosa in Valtellina nel 2020: ha preso sentieri che esistevano, li ha letti come un sistema unico e ha dato loro un nome. È un modo di procedere che non produce inaugurazioni rumorose, ma produce qualcosa che resta, perché si appoggia a ciò che c'è già.
C'è anche un aspetto che riguarda il modo in cui guardiamo un territorio. Le mulattiere della Linea Cadorna sono state costruite per la guerra e per decenni sono rimaste trincee e tunnel su una mappa. Lo stesso vale per un villaggio isolato come Monteviasco o per un parco come il Campo dei Fiori: luoghi che esistono, ma che senza un filo che li unisca restano punti separati. L'Alta Via del Varesotto fa esattamente questo: cambia la scala con cui si guarda la provincia, da singole mete a un itinerario continuo. Il turismo lento di cui si parla nel progetto non è solo una modalità di spostamento, è un modo di vedere: a piedi, un chilometro alla volta, quello che dall'auto è solo paesaggio diventa un luogo in cui fermarsi.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.