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Mangiare in compagnia migliora il controllo della glicemia, secondo uno studio

Una ricerca pubblicata su Science Advances ha rilevato che condividere un pasto con una persona cara produce un controllo della glicemia migliore rispetto a mangiare da soli. Lo studio, condotto su 108 partecipanti, suggerisce un legame tra relazioni sociali e salute metabolica.

Mangiare lo stesso pasto in compagnia di una persona cara produce un controllo della glicemia migliore rispetto a consumarlo da soli. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science Advances e condotto da un gruppo di ricerca dell'Università Ebraica di Gerusalemme, che ha coinvolto 108 partecipanti. Ai volontari è stato somministrato un pasto identico — circa 100 grammi di pane di grano tenero — in due condizioni diverse: da soli e insieme a una persona con cui avevano un legame stretto. Nel secondo caso, il picco di zucchero nel sangue è risultato più contenuto e il ritorno ai valori di partenza più rapido.

Cosa hanno misurato

L'esperimento non ha confrontato cibi diversi né diete diverse: il pasto era lo stesso, identico in entrambe le situazioni. La variabile era la presenza di un'altra persona. I ricercatori hanno misurato la risposta glicemica — cioè come e quanto la glicemia sale dopo il pasto e quanto tempo impiega a tornare ai livelli iniziali — e hanno rilevato una differenza misurabile tra le due condizioni. La differenza, scrivono, non aveva nulla a che fare con ciò che era nel piatto.

"La regolazione della glicemia non dipende solo da ciò che mangiamo, ma da con chi mangiamo", ha dichiarato la ricercatrice principale Shir Atzil. "Le nostre relazioni hanno un ruolo biologico attivo nel nostro benessere fisico."

Il corpo come sistema aperto

Il quadro teorico che gli autori propongono si chiama "fisiologia sociale". L'idea di fondo è che il corpo umano non vada pensato come un sistema chiuso che si regola da solo, ma come un sistema che funziona in coordinamento con altri corpi. Le persone vicine, in questa lettura, fanno parte dell'ambiente in cui il corpo si regola.

"We used to think of the body as an isolated system that regulates itself", spiega ancora Atzil. "Our findings show that human physiology is inherently social". Stare vicino a qualcuno che si ama, sostiene, riduce l'energia fisica che il corpo spende per regolarsi, e questo si traduce in un beneficio metabolico diretto.

Non solo zucchero nel sangue

Il controllo glicemico non è l'unico ambito in cui i ricercatori hanno osservato differenze. In esperimenti paralleli condotti su 116 partecipanti, la regolazione della temperatura corporea in condizioni di freddo è risultata più efficiente in presenza di un partner, e ancora più efficace quando le due persone erano in contatto fisico. Anche senza toccarsi, le differenze erano misurabili.

Un terzo gruppo di esperimenti ha coinvolto 115 adulti e 56 coppie madre-bambino, sottoposti a una prova di stress. In quel caso la risposta di attivazione fisiologica, incluso l'aumento della sudorazione, è risultata più contenuta quando un'altra persona era presente, e il recupero più rapido. Anche qui, il contatto fisico non era necessario.

Quello che già sapevamo

Questi risultati non nascono nel vuoto. La ricerca sulla popolazione indica da decenni una direzione simile. In altre specie sociali l'isolamento ha conseguenze fisiologiche documentate: nei topi altera la segnalazione dell'insulina e compromette la funzione metabolica. Negli esseri umani la solitudine è associata a un controllo glicemico alterato e predice il diabete di tipo 2. Lo Harvard Study of Adult Development, attivo da 88 anni, ha rilevato che le relazioni strette sono tra i più forti predittori di una vita lunga e sana. L'isolamento sociale cronico è associato a malattie cardiovascolari, sonno disturbato, guarigione più lenta delle ferite e mortalità più alta.

Ciò che lo studio su Science Advances aggiunge è un meccanismo: un cambiamento quantificabile e in tempo reale nel funzionamento del corpo nel momento in cui un'altra persona è presente. "Mentre i lavori precedenti si sono concentrati sugli esiti dell'isolamento sociale", scrivono i ricercatori, "il presente studio identifica un beneficio diretto e quantificabile della prossimità sociale nel metabolismo del glucosio".

Perché conta

Questa notizia non riguarda una dieta nuova né un integratore. Riguarda una variabile che di solito non finisce nei fogli di calcolo: la presenza di qualcun altro al tavolo. Il progresso di cui parla è di quelli che non fanno rumore, perché non introduce un dispositivo né una terapia, ma sposta lo sguardo su qualcosa che c'era già e che finora veniva trattato come contorno emotivo, non come fattore biologico.

C'è anche un aspetto di metodo. Per decenni la ricerca sulla solitudine ha misurato soprattutto gli esiti negativi: cosa succede quando la rete sociale manca. Qui l'attenzione si sposta sul beneficio misurabile della vicinanza, osservato nell'arco di due ore dopo un pasto ordinario. È un cambio di prospettiva: non si studia solo il danno dell'assenza, ma l'effetto della presenza.

Il punto, alla fine, è semplice e non ha bisogno di essere gonfiato. Il corpo umano, suggerisce questo filone di ricerca, non è progettato per funzionare in isolamento. Regolarsi insieme agli altri è parte di come siamo fatti, e una cena condivisa con qualcuno a cui vogliamo bene è, tra le altre cose, un atto di cura che il nostro metabolismo registra.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da optimistdaily.com.