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Londra punta a riconnettere gli spazi verdi con un anello biodiverso

Foto: Francesco Reddavide / Unsplash

Un ambizioso progetto mira a collegare le aree naturali di Londra in un anello verde per aumentare la biodiversità. Secondo gli organizzatori, circa dieci milioni di persone trarrebbero beneficio da un ambiente urbano più ricco di natura. L'iniziativa punta a migliorare la qualità della vita e la resilienza climatica della capitale britannica.

Un anello verde di 200 chilometri per riconnettere gli spazi naturali di Londra. È il progetto del London Tree Ring, ideato dalla charity CPRE London, che punta a circondare la capitale britannica con un corridoio di alberi e habitat collegati lungo i confini dei borough esterni. L'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è tutelare la greenbelt, aumentare la biodiversità nelle aree boschive trascurate e riportare sugli alberi londinesi specie quasi scomparse. Secondo i promotori, circa dieci milioni di persone — quante vivono o lavorano a Londra in media ogni giorno — trarrebbero beneficio da una capitale più fresca e ricca di natura.

Un progetto da 25 anni

Il piano si sviluppa su un arco di venticinque anni. In questo periodo comunità locali, scuole, enti di formazione e proprietari terrieri sono invitati a individuare nuovi siti, piantare alberi e prendersi cura degli spazi verdi. L'idea ha iniziato a prendere forma nel 2023 e arriva a un lancio ufficiale il 15 ottobre, dopo anni di ricerca e alcune prove sul campo in siti dimostrativi. Nella stagione 2025/26 sono stati piantati dieci siti dimostrativi.

Phil Paulo, direttore del London Tree Ring, descrive il coinvolgimento delle persone come il cuore del progetto: gruppi locali che seguono gli alberi dal seme alla maturità e che in cambio ricevono benefici che vanno dal raffrescamento urbano al fissaggio del carbonio, fino agli orti comunitari.

L'olmo che torna a crescere

Sul confine sud-occidentale di Londra, il progetto ha collaborato con un ente di formazione per le competenze rurali al recupero delle siepi, piantando 1.500 alberi tra cui l'olmo resistente alla malattia. Questa specie è stata quasi cancellata dal paesaggio britannico tra gli anni Sessanta e Settanta a causa della grafiosi, ed è l'unica fonte di cibo per i bruchi della farfalla white-letter hairstreak, le cui popolazioni sono calate dell'80%. Riportare l'olmo significa anche ricostruire un passaggio della catena alimentare che si era interrotto.

Microforeste e specie resilienti

A Sutton, CPRE London ha lavorato con i tree warden del consiglio comunale e con i bambini della Glenthorne High School per creare una microforesta secondo il metodo Miyawaki al Reigate Avenue recreation ground. La tecnica giapponese prevede la piantagione densa di alberi nativi in un terreno arricchito con funghi per migliorare l'assorbimento dei nutrienti. Secondo Paulo, nonostante le condizioni di siccità, la microforesta si è stabilita bene con un'irrigazione limitata. La riflessione, spiega, riguarda quali specie saranno adattabili in un contesto segnato da siccità, disponibilità d'acqua e incendi, e capaci di offrire ombra.

Una rete di partner

CPRE London sta già lavorando con partner come la Forestry Commission, il Woodland Trust e Trees for Cities. Paulo ritiene che il progetto possa crescere fino a diventare un movimento cittadino, capace di ispirare centinaia di altri gruppi comunitari e volontari nel recupero del margine verde di Londra. E l'orizzonte non si ferma alla capitale: come charity nazionale, CPRE intende condividere quanto appreso con la propria rete, perché il modello possa essere replicato in altre città, paesi e aree di cintura verde del Regno Unito.

Perché conta

C'è un modo di guardare le città che le considera un problema ambientale da contenere, e un altro che le vede come un terreno su cui ricostruire natura. Il London Tree Ring appartiene al secondo. Non promette di risolvere tutto in un colpo: mette insieme un arco di venticinque anni, dieci siti dimostrativi, un albero quasi perduto e un metodo giapponese applicato a un campo da gioco di periferia. Il progresso, qui, ha la forma di un olmo che ricresce dove era scomparso e di una siepe che torna a ospitare bruchi.

La lezione è nella scala e nella costanza. Un corridoio di 200 chilometri non si pianta in una stagione, e nessuna singola istituzione può portarlo a termine da sola: servono scuole, volontari, proprietari terrieri, enti forestali, consigli comunali. È un modo di pensare lo spazio urbano come qualcosa che si cura nel tempo, non che si costruisce e si dimentica. E se un'esperienza nata ai margini di Londra può essere condivisa con altre città, allora il valore di questo anello non resta chiuso dentro i suoi confini.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da positive.news.