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Localizzato per la prima volta un segnale radio su un esopianeta

Astronomi hanno rilevato un segnale radio proveniente direttamente dall'esopianeta Beta Pictoris b, interpretato come emissione legata alle sue aurore. Non si tratta di vita aliena, ma di un nuovo strumento per studiare i campi magnetici dei pianeti extrasolari.
Un segnale radio è stato localizzato per la prima volta direttamente su un pianeta al di fuori del Sistema solare. A captarlo è stato il radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica, puntato verso Beta Pictoris b, un gigante gassoso che si trova a circa 64 anni luce dalla Terra. L'emissione non ha nulla a che vedere con ipotetiche civiltà aliene: secondo i ricercatori si tratta del segnale prodotto dalle aurore del pianeta, e offre per la prima volta la possibilità di misurare direttamente il campo magnetico di un mondo extrasolare.
Un pianeta grande dodici volte Giove
Beta Pictoris b è un gigante gassoso con una massa pari a circa dodici volte quella di Giove. Orbita attorno alla sua stella a una distanza di circa 10 unità astronomiche e completa un giro in 24 anni. La stella che lo ospita è giovane, con un'età stimata attorno ai 23 milioni di anni, e il sistema planetario comprende almeno altri due giganti gassosi, tra cui Beta Pictoris c. Proprio la giovinezza del sistema è uno degli elementi che rende questo tipo di osservazioni interessante per chi studia come nascono e si evolvono i campi magnetici planetari.
Come è stato individuato il segnale
Il gruppo di ricerca ha utilizzato la rete MeerKAT, composta da 64 radiotelescopi, in quattro sessioni di osservazione distribuite tra febbraio 2025 e maggio 2026, su frequenze comprese tra circa 0,85 e 3,5 GHz. Per orientarsi con precisione hanno fatto riferimento a nove quasar identificati dalla missione Gaia e a un calibratore radio. Il segnale registrato si presenta come impulsi brevi, ripetuti e fortemente polarizzati, con una polarizzazione circolare compresa tra il 40 e il 70 per cento. La posizione della sorgente risulta compatibile con Beta Pictoris b e incompatibile con la stella ospite: la differenza rispetto alla stella raggiunge 4,4 sigma, mentre quella rispetto al pianeta Beta Pictoris c arriva a 4,8 sigma.
Aurore e campi magnetici
Il meccanismo all'opera è stato identificato come instabilità del maser a ciclotrone elettronico, lo stesso processo che genera emissioni radio nelle magnetosfere del Sistema solare, Giove compreso. È da lì che arriva il legame con le aurore: sono le aurore a produrre questo tipo di segnale, non ipotetiche forme di vita. Dai dati i ricercatori ricavano un campo magnetico minimo di almeno 1,25 kilogauss, migliaia di volte più intenso di quello che si misura sulla superficie terrestre. Si tratterebbe della prima misura diretta del campo magnetico attribuita a un esopianeta. Il pianeta ruota in circa nove ore, e sono stati osservati due impulsi separati da circa otto ore.
Uno studio ancora da confermare
Lo studio è disponibile come preprint su arXiv, firmato da Kevin N. Ortiz Ceballos, Edo Berger e Yvette Cendes, con affiliazioni al Center for Astrophysics Harvard & Smithsonian e all'Università dell'Oregon. Attende ancora la revisione paritaria e non è stato pubblicato in forma definitiva. I ricercatori hanno individuato altri sette giganti gassosi ripresi direttamente con imaging che si prestano a studi simili: si trovano in cinque sistemi entro 45 parsec. Per estendere questo tipo di analisi servirebbe un miglioramento della sensibilità da cinque a sette volte, obiettivo che potrebbe diventare accessibile con i radiotelescopi di prossima generazione.
Perché conta
Per decenni i campi magnetici dei pianeti extrasolari sono rimasti fuori portata: si potevano stimare, ipotizzare, dedurre da indizi indiretti, ma non osservare. Ora esiste un segnale che parla direttamente di un pianeta lontano 64 anni luce, e lo fa attraverso un fenomeno che sulla Terra conosciamo bene, le aurore. È un progresso che non fa rumore: non annuncia vita aliena, non promette viaggi, si limita ad aprire una finestra su una proprietà fisica che finora si poteva solo immaginare. Il fatto che il risultato arrivi da un preprint, in attesa di verifica, ricorda anche come procede la scienza: un'osservazione, poi il controllo, poi eventualmente una nuova certezza condivisa. E se il metodo funzionerà anche per gli altri giganti gassosi già individuati, la mappa dei campi magnetici oltre il Sistema solare potrebbe smettere di essere uno spazio vuoto.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.