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Le statine potrebbero proteggere dal glaucoma
Una ricerca dell'Università della California di San Diego suggerisce che chi assume statine ha meno probabilità di necessitare di chirurgia per il glaucoma e un rischio ridotto di cecità. L'effetto sembra legato alla protezione delle cellule nervose.
Il glaucoma è una malattia dell'occhio che danneggia progressivamente il nervo ottico, la struttura che trasmette le informazioni visive dall'occhio al cervello, ed è una delle principali cause di cecità irreversibile. Una nuova ricerca dell'Università della California di San Diego suggerisce che le statine, i farmaci comunemente prescritti per abbassare il colesterolo, potrebbero avere un effetto protettivo anche per chi convive con questa condizione. Lo studio, pubblicato online sul British Journal of Ophthalmology, ha analizzato i dati di un ampio database globale e indica che i pazienti con glaucoma che assumono statine sembrano aver meno bisogno di trattamenti più intensivi, come colliri aggiuntivi o interventi chirurgici.
Cosa ha trovato lo studio
La ricerca ha confrontato oltre 210.000 pazienti con una storia di assunzione di statine tra il 2006 e il 2026 con un gruppo di controllo di pari dimensioni, composto da persone senza alcun record di utilizzo di questi farmaci. In entrambi i gruppi i partecipanti dovevano avere un follow-up oftalmologico documentato. I risultati mostrano associazioni significative: l'uso di statine è risultato legato a un rischio inferiore del 15% di sviluppare la forma più comune della malattia oculare progressiva.
A cinque anni, l'assunzione di statine è stata associata a un rischio inferiore del 36% di dover ricorrere a chirurgia incisionalе del glaucoma e a una riduzione del 55% del rischio di chirurgia minimamente invasiva del glaucoma (MIGS), una procedura keyhole per abbassare la pressione intraoculare. Sempre a cinque anni, i dati indicano un rischio inferiore del 60% di sottoporsi a trabeculoplastica laser selettiva (SLT), una procedura che riduce la pressione oculare tramite impulsi laser, e una riduzione del 12% del rischio di aver bisogno di colliri per abbassare la pressione dell'occhio. Dopo dieci anni, l'associazione con un rischio più basso di chirurgia incisionalе, MIGS, SLT e uso di colliri si manteneva.
Un'analisi separata
In una seconda analisi, i ricercatori hanno confrontato oltre 30.000 persone con glaucoma che assumevano statine con quasi 250.000 persone con glaucoma che non le assumevano. Anche in questo caso i risultati hanno indicato un'associazione tra l'uso dei farmaci e un rischio ridotto di trattamenti più invasivi. Gli autori precisano però che si tratta di studi osservazionali, dai quali non si possono trarre conclusioni definitive su un rapporto di causa ed effetto.
Il possibile meccanismo
"Le statine vengono prescritte per abbassare i livelli di colesterolo, ma gli studi hanno indicato che potrebbero anche prevenire o rallentare la morte delle cellule nervose", ha spiegato l'autore dello studio, il dottor Robert Weinreb. Il glaucoma è spesso chiamato "il ladro silenzioso della vista", perché la perdita visiva di solito avviene lentamente e nell'arco di un lungo periodo di tempo. Se non trattata, può portare alla cecità danneggiando il nervo ottico. Il potenziale ruolo delle statine nel prevenire o rallentare questa malattia, sottolineano i ricercatori, è ancora poco compreso, e i nuovi risultati si aggiungono alla letteratura crescente sull'effetto neuroprotettivo di questi farmaci.
Perché conta
Questa notizia non annuncia una cura, e non promette che una pillola per il colesterolo risolverà un problema complesso come il glaucoma. Il valore sta altrove: nel modo in cui la ricerca procede per accumulo, mettendo insieme tasselli che vengono da ambiti diversi. Un farmaco nato per una funzione viene osservato mentre ne svolge un'altra, e un database di 165 milioni di persone diventa lo strumento per accorgersene. È un tipo di progresso che non fa rumore, fatto di associazioni statistiche, di precisazioni metodologiche, di studi osservazionali che non pretendono di chiudere la questione ma di aprirla meglio.
Per chi convive con una malattia che toglie la vista lentamente, sapere che la scienza sta esplorando strade inattese — anche riutilizzando strumenti già disponibili — è un'informazione concreta. Non cambia la diagnosi, ma cambia il panorama delle possibilità che vengono studiate. E ricorda che a volte le risposte si nascondono in luoghi che non stavamo guardando: in un farmaco che credevamo di conoscere, in un dato che nessuno aveva ancora messo in fila.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.