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La Regola di Marta: ascoltare pazienti e familiari per prevenire errori

Foto: Sharon Waldron / Unsplash

La Regola di Marta propone che chiunque rilevi un'anomalia in ambito sanitario possa essere ascoltato tempestivamente, prima che la situazione peggiori. Un approccio che punta a ridurre gli errori clinici dando voce a pazienti e familiari.

La Regola di Marta è un meccanismo introdotto nel Regno Unito nell'aprile 2024, nato dopo la morte di Martha Mills, una ragazza di 13 anni deceduta per una sepsi non diagnosticata. Martha era stata ricoverata nel 2021 al King's College Hospital di Londra in seguito a una caduta in bicicletta, che le aveva procurato una lesione al pancreas. I genitori avevano ripetutamente segnalato al personale che le condizioni della figlia peggioravano, ma le loro preoccupazioni non sono state ascoltate. Un'inchiesta successiva ha stabilito che un tempestivo trasferimento in terapia intensiva avrebbe potuto salvarla. Da quella vicenda la famiglia ha avviato una campagna perché nessun altro debba vivere la stessa esperienza.

Come funziona il meccanismo

La Regola di Marta consente a pazienti, familiari e caregiver di richiedere una revisione urgente da parte di un secondo parere clinico. Non sostituisce il medico curante, ma crea una rete di sicurezza: un canale aggiuntivo a cui rivolgersi quando chi assiste il paziente percepisce che qualcosa non va. La regola è stata estesa a tutti gli ospedali inglesi che forniscono cure delicate. Secondo i dati di NHS England, tra settembre 2024 e luglio 2026 sono arrivate 19.177 chiamate ai team clinici di risposta rapida per il secondo parere. Oltre sette richieste su dieci sono venute da familiari e caregiver. Circa 3.400 chiamate hanno portato a un cambiamento nel trattamento, e quasi 750 a un trasferimento verso un livello di cura superiore. L'estensione della regola ha portato ad almeno 241 interventi potenzialmente salvavita.

Anche le richieste senza peggioramento evidente

Un aspetto che emerge dai dati riguarda le richieste che non segnalavano un peggioramento evidente. Anche queste si sono rivelate utili: hanno fatto emergere problemi legati ai farmaci, agli esami, alla comunicazione tra reparti e alle dimissioni. Sono situazioni che difficilmente trovano spazio nei canali ordinari, ma che possono incidere sulla qualità dell'assistenza. I dati non dimostrano un miglioramento degli esiti clinici nel lungo periodo, ma mostrano che il meccanismo viene utilizzato e che in alcuni casi modifica concretamente il percorso di cura.

Il contesto italiano

Anche il sistema sanitario italiano dispone di strumenti per gestire dubbi, richieste di secondo parere e reclami. Si tratta però di tutele che proteggono i diritti nel tempo, non di un canale pensato per intervenire clinicamente in modo tempestivo. La differenza della Regola di Marta sta proprio nella tempestività: un canale di supporto avanzato attivo 24 ore su 24. Un eventuale progetto pilota italiano potrebbe partire in modo graduale, in un numero limitato di ospedali, compresi quelli pediatrici. Il coinvolgimento riguarderebbe regioni, aziende sanitarie e un team indipendente, con una raccolta dati per monitorare richieste e interventi.

Perché conta

Il modello britannico non è trasferibile direttamente al contesto italiano: l'organizzazione ospedaliera, le risorse, i percorsi di emergenza e le responsabilità sono diversi. Per questo una sperimentazione limitata e monitorata è preferibile a un'adozione immediata. Un trial di questo tipo permetterebbe di capire quante richieste arrivano, in quali situazioni, con quali tempi di risposta e con quali conseguenze. La storia di Martha Mills e la regola che ne è nata mostrano che a volte il cambiamento non passa da una nuova tecnologia o da una riforma strutturale, ma da un canale in più: la possibilità, per chi è accanto a un paziente, di essere ascoltato prima che la situazione precipiti. È un progresso che non fa rumore, fatto di procedure semplici e di attenzione a chi osserva da vicino.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da buonenotizie.it.