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ITER riceve l'ultimo settore della camera a vuoto, costruito in Italia

Il più grande reattore a fusione nucleare al mondo ha completato la sua camera al plasma con l'arrivo dell'ultimo componente in Francia, realizzato in Italia dopo sedici anni di lavorazione. Il passo avanti riguarda un progetto che punta a dimostrare la fattibilità della fusione come fonte di energia.

Il 2 ottobre è arrivato a Cadarache, nel sud della Francia, l'ultimo dei nove settori in acciaio che compongono la camera a vuoto di ITER, il più grande reattore sperimentale a fusione nucleare al mondo. Il componente, il settore numero 2, era stato realizzato nello stabilimento Westinghouse di Monfalcone, in Italia. Con questo arrivo, tutti i principali componenti del tokamak sono ora sul sito, anche se l'assemblaggio non è ancora concluso.

Un contenitore per il plasma

La camera a vuoto è il contenitore toroidale che ospita il plasma di fusione. È costruita in acciaio inossidabile a doppia parete e, una volta assemblata, raggiungerà i 19,4 metri di diametro e gli 11,4 metri di altezza, per un volume interno di circa 1.400 metri cubi. Il solo recipiente pesa circa 5.200 tonnellate; con il mantello e il divertore si arriva a circa 8.500 tonnellate. All'interno, il plasma occuperà uno spazio di circa 840 metri cubi e potrà raggiungere temperature intorno ai 150 milioni di gradi Celsius.

Cinque settori europei, due milioni di ore di lavoro

Dei nove settori totali, cinque sono stati realizzati per l'Europa e quattro dalla Corea del Sud. Il contributo europeo ha coinvolto aziende come Ansaldo Nucleare, Westinghouse e Walter Tosto, con segmenti prodotti negli stabilimenti di Monfalcone e Chieti. Per i cinque settori europei sono state necessarie oltre due milioni di ore di lavoro e circa 750 chilometri di saldature, con almeno quindici aziende europee coinvolte nella catena di fornitura. Il settore numero 2 chiude un programma industriale iniziato sedici anni fa.

Lo stato dell'assemblaggio

A fine luglio risultavano installati sei dei nove moduli del tokamak. Il settimo è in preparazione e l'ultima installazione è prevista per il 2027. Il percorso non è stato lineare: in passato si sono verificati ritardi legati a non conformità dimensionali e a problemi con lo scudo termico.

Come funzionerà ITER

ITER è progettato per produrre 500 megawatt di potenza di fusione a partire da 50 megawatt di riscaldamento, con un fattore di guadagno Q di almeno 10, misurato sul solo plasma. Non genererà elettricità: è un esperimento. Utilizzerà trizio radioattivo e i neutroni attiveranno alcuni materiali, producendo rifiuti radioattivi di attività molto bassa, bassa e media. La prima fase operativa di ricerca è prevista per il 2034, con operazioni deuterio-deuterio nel 2035 e piena energia magnetica nel 2036. La fase deuterio-trizio è programmata dal 2039. Pietro Barabaschi è il Direttore Generale di ITER, mentre Fusion for Energy gestisce il contributo europeo al progetto.

Perché conta

La fusione nucleare promette un'energia abbondante e a basse emissioni di carbonio, ma il cammino per dimostrarne la fattibilità è lungo e lastricato di ostacoli tecnici. La notizia dell'arrivo dell'ultimo settore della camera a vuoto non è uno di quei traguardi che fanno rumore: è il risultato di sedici anni di lavoro industriale, di migliaia di ore di saldatura e di una filiera europea che ha saputo coordinarsi su scala continentale. Non sappiamo ancora se ITER riuscirà a dimostrare la fattibilità della fusione come fonte di energia, ma sappiamo che ogni componente installato avvicina il progetto a quella risposta. È un progresso che non fa notizia per un giorno, ma per la costanza con cui si costruisce, pezzo dopo pezzo, qualcosa che potrebbe cambiare il modo in cui alimentiamo il mondo.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.