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In Norvegia recuperate 48 punte di freccia dell'età della pietra dai ghiacciai

Foto: Benoît Deschasaux / Unsplash

Nella regione montuosa del sud della Norvegia, gli archeologi conducono da vent'anni ricerche sui ghiacciai che sciogliendosi restituiscono manufatti antichi. L'ultima campagna ha portato al recupero di 48 punte e aste di frecce di epoche diverse. I reperti aiutano a ricostruire le rotte di caccia e gli spostamenti umani nel passato.

In una regione montuosa del sud della Norvegia, gli archeologi hanno recuperato 48 punte e aste di frecce risalenti a epoche diverse, alcune delle quali realizzate con materiali differenti. Il ritrovamento è avvenuto nell'ambito di "Secrets of the Ice", il progetto condotto in collaborazione tra la contea di Innlandet e il Museo Culturale di Oslo, che da vent'anni setaccia i ghiacciai alla ricerca di manufatti antichi. La campagna più recente ha restituito alcuni degli oggetti più antichi mai emersi in questo contesto.

I ghiacciai di Jotunheimen

Il lavoro si è concentrato su tre ghiacciai — Langfonne, Storfonne e Handklefonne — situati nelle montagne dello Jotunheimen. Qui il ghiaccio si è formato in un periodo più remoto rispetto agli altri ghiacciai ancora esistenti, e questo ha una conseguenza diretta sul tipo di reperti che restituisce: un ghiaccio più antico custodisce oggetti più antichi. È una caratteristica che rende queste montagne un archivio naturale particolarmente profondo, capace di conservare tracce di presenza umana molto lontane nel tempo.

Cosa è emerso dal ghiaccio

Le punte di freccia recuperate sono state lavorate con materiali diversi: ardesia, osso e perfino il guscio di una cozza d'acqua dolce. Le datazioni collocano questi oggetti in un arco che va da circa 2.000 a 5.000 anni fa. La punta in ardesia potrebbe risalire a 6.000 anni fa, mentre quella ricavata dal guscio di cozza è stata trovata insieme a un'asta di legno intatta ed è stimata intorno ai 3.600 anni. Alcuni dei reperti, a guardarli, sembrano realizzati da poco: il ghiaccio, privo di ossigeno, impedisce la formazione dei batteri e rallenta la decomposizione del legno e del materiale organico.

Un quadro che cambia

Quando il progetto è iniziato, nel 2006, la maggior parte dei manufatti recuperati aveva meno di 2.000 anni, con una presenza particolarmente fitta di oggetti risalenti all'epoca vichinga. Con il passare degli anni il quadro si è modificato: sempre più spesso è il ghiaccio a restituire reperti che superano i 2.000 anni, molti dei quali risalgono all'età della pietra e all'età del bronzo, fino ai più antichi, che oltrepassano i 6.000 anni. Dal 2006 il progetto ha registrato 73 siti archeologici e recuperato più di 5.000 manufatti, tra cui il paio di sci più antico del mondo e una scarpa di cuoio risalente al tempo dell'antica Babilonia.

Dalla montagna al museo

Una volta emersi dal ghiaccio, i reperti richiedono cure immediate. Il legno e gli altri materiali organici che si sono conservati per millenni possono deteriorarsi molto in fretta quando cambiano le condizioni che li hanno protetti. Per questo molti oggetti vengono collocati in teche frigorifere e anossiche al Museo della Montagna norvegese, dove possono essere esposti anche pochi giorni dopo il ritrovamento, in attesa di essere catalogati e studiati. Alcuni, in seguito, vengono trasferiti a circa 200 miglia a sud-ovest, nella capitale Oslo.

Perché conta

C'è un tipo di progresso che non produce annunci, ma si costruisce per accumulo: vent'anni di campagne sugli stessi tre ghiacciai, un sito registrato dopo l'altro, un manufatto dopo l'altro, fino a superare quota 5.000. Il valore di questa costanza sta nel fatto che il quadro cambia lentamente, e solo guardando indietro ci si accorge di quanto si è spostata la prospettiva: dagli oggetti vichinghi dei primi anni alle punte dell'età della pietra di oggi. È il risultato di un metodo che non cerca il colpo singolo, ma la serie.

C'è poi un secondo elemento, che riguarda il modo in cui guardiamo ciò che abbiamo sotto gli occhi. Un ghiacciaio che si ritira può sembrare soltanto una perdita; per chi lo osserva con gli strumenti giusti, è anche una finestra che si apre su tracce altrimenti invisibili. Le punte in ardesia, osso e guscio di cozza, le aste di legno rimaste intatte, gli sci e la scarpa di cuoio raccontano di rotte di caccia e di spostamenti umani che nessun documento ha tramandato. Sono oggetti che esistono perché qualcuno ha continuato a cercarli, anno dopo anno, nello stesso posto.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.