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In Italia un impianto di biometano fornisce gas rinnovabile a oltre 3.000 case

Foto: aitac / Unsplash

Nel sud Italia è entrato in funzione un impianto di biometano che utilizza scarti agricoli per produrre un sostituto del gas naturale. L'impianto dovrebbe evitare l'emissione di circa 9.000 tonnellate di CO2 all'anno. Un esempio di come le energie rinnovabili possano integrarsi con il settore agricolo.

Nel cuore della Basilicata, a Grottole, è entrato in funzione un impianto di biometano che trasforma gli scarti agricoli delle aziende della zona in un sostituto del gas naturale. L'impianto, gestito dal gruppo energetico Axpo, produrrà 45 gigawattora di energia rinnovabile all'anno e alimenterà circa 3.200 famiglie italiane, evitando l'emissione di circa 9.000 tonnellate di CO2 ogni anno rispetto all'uso del gas naturale. Dopo l'accensione avvenuta a luglio, la struttura si trova a metà del periodo di avviamento di sei mesi.

Un impianto che parte dagli scarti

Il biometano prodotto a Grottole nasce dagli scarti delle aziende agricole del territorio. Il processo non si limita a generare gas a basse emissioni di carbonio: restituisce anche fertilizzante, chiudendo un ciclo in cui ciò che resta di un'attività diventa risorsa per un'altra. È il principio dell'economia circolare applicato a scala industriale, in un territorio a vocazione agricola.

Axpo aveva acquisito il progetto nel 2024, quando l'impianto era pronto per la costruzione. L'avvio è arrivato due anni dopo, e ora la struttura è nella fase di messa a regime. "Il biometano è centrale per la transizione energetica europea, e Grottole è centrale per la nostra strategia di crescita", ha dichiarato Andy Heiz, responsabile della generazione e distribuzione e vice amministratore delegato di Axpo. Heiz ha parlato anche di "anni di pianificazione strategica, esecuzione accurata e dialogo stretto con le autorità locali".

L'Italia e il gas naturale

Per capire il senso di un impianto come questo, bisogna guardare al modo in cui l'Italia produce energia. Il gas naturale copre il 46% della generazione elettrica nazionale, una quota tre volte superiore a quella della fonte successiva, l'idroelettrico. Il Paese, pur importando gas da fornitori più diversificati rispetto ad altri Stati europei, non ne produce in quantità significative. Da qui la scelta di sfruttare le infrastrutture esistenti per sviluppare un'industria del biogas su larga scala.

I numeri raccontano una crescita rapida: la capacità italiana di biometano è passata da 0,25 miliardi di metri cubi nel 2022 a circa 1,6 miliardi nel 2026. Oggi i biocarburanti rappresentano il 35% del mercato energetico domestico, una quota superiore di un punto percentuale a quella di tutte le altre fonti rinnovabili messe insieme.

Un contesto che rende il biometano più urgente

Il bisogno di un sostituto del gas naturale si fa sentire in modo particolare mentre l'Europa si avvicina ai mesi freddi. Le scorte sono ai minimi storici, una situazione legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz e alla distruzione degli impianti di raffinazione del gas qatariota in seguito all'attacco all'Iran dello scorso febbraio. In questo quadro, ogni fonte interna di gas rinnovabile assume un peso maggiore.

Axpo non è nuova a questo tipo di impianti: ne gestisce in Spagna, Italia, Svizzera e Polonia. Grottole si inserisce dunque in una rete più ampia di strutture dedicate ai biocarburanti, che l'azienda considera parte della propria strategia di crescita nel settore delle rinnovabili.

Perché conta

Questa notizia non ha il rumore di un annuncio spettacolare. Parla di un impianto che entra in funzione, di una fase di avviamento a metà, di tonnellate di CO2 evitate e di famiglie alimentate. Eppure proprio qui sta il punto: il progresso energetico, quello che dura, raramente si presenta come un salto improvviso. Assomiglia più a un lavoro di pazienza, fatto di progetti acquisiti anni prima, di dialogo con i territori, di infrastrutture che vengono riutilizzate invece che sostituite.

C'è anche un'altra cosa da notare. Il biometano di Grottole non nasce da un terreno sottratto all'agricoltura né da un processo che entra in competizione con il cibo: parte da ciò che l'agricoltura scarta. È un modo di guardare le filiere produttive in cui lo scarto non è un problema da smaltire ma un input da valorizzare. Questa idea — che la risorsa sia già lì, dentro ciò che consideriamo residuo — è forse il contributo più silenzioso e più utile che una notizia come questa può lasciare. Non serve attendere una tecnologia futura per iniziare a cambiare il modo in cui il Paese si approvvigiona di energia: a volte basta accendere quello che è già pronto.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.