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In Germania riemerge un tempio romano dedicato al dio della guerra

Foto: Henry Möllers / Unsplash

Lungo le fortificazioni romane a nord di Francoforte, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un tempio, di un campo militare e di un centro artigianale, sepolti a pochi centimetri sotto il suolo della foresta. Il ritrovamento offre nuove informazioni sull'organizzazione militare e religiosa del limes romano.

A nord di Francoforte, lungo le fortificazioni che segnavano il confine dell'Impero romano, un gruppo di archeologi ha riportato alla luce i resti di un tempio, di un campo militare e di un centro artigianale. Il ritrovamento si trova a pochi centimetri sotto il suolo della foresta, nel sito di Kapersburg, un forte romano ai piedi dei monti Taunus orientali. Gli scavi, condotti dall'archeologia statale dell'Assia insieme a colleghi dell'Università di Francoforte, vanno avanti dal 2024. Le strutture individuate offrono un quadro dettagliato di come era organizzata la vita su quella frontiera e di come l'area fu riutilizzata dopo l'abbandono.

Un confine lungo 550 chilometri

Kapersburg si trova lungo il Limes germanico-retico superiore, una linea fortificata di circa 550 chilometri che collegava il Reno al Danubio. Questa frontiera segnava il limite dell'influenza militare e culturale di Roma. Nel 2005 il Limes è stato inserito nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO, e nel corso degli anni ha restituito decine di ritrovamenti archeologici rilevanti. Il sito di Kapersburg si distingue per una condizione particolare del terreno: l'assenza di attività agricola ha permesso la conservazione di strati che altrove sono andati perduti.

Gli strati che la foresta ha custodito

È proprio la copertura forestale a rendere questo scavo insolito. "Qui abbiamo strati di conservazione senza pari in Assia, perché nessuna agricoltura li ha attraversati", ha spiegato Kai Mückenberger, archeologo statale con il titolo di coordinatore del Limes. "La foresta ha preservato tutto nel corso degli ultimi secoli e in gran parte lo ha conservato per noi in modo tale che troviamo strati che altrimenti sono sempre scomparsi." Questa condizione ha permesso di leggere le planimetrie degli edifici con un dettaglio che di norma non sopravvive.

Il tempio di Marte e il campo militare

Gli archeologi hanno individuato il campo militare, chiamato vicus, dove viveva la truppa di stanza a Kapersburg. All'interno sono emerse le piante di aree abitative, di centri artigianali e di un tempio che oggi si ritiene fosse dedicato a Marte, il dio della guerra. L'edificio di culto era rettangolare, lungo circa cinque metri, e conteneva al centro una stanza più piccola con tre pareti, il luogo dove si svolgeva il culto. All'interno, alcune iscrizioni fanno riferimento a Marte, mentre sul sito sono stati trovati frammenti di una statua di Vittoria, la dea romana della vittoria, con le ali e la corona di alloro. Vittoria e Marte erano spesso venerati insieme, sia dai Romani in generale sia, per ragioni evidenti, in ambito militare.

Una guarnigione e il suo villaggio

Il tempio racconta anche quanto a lungo visse Kapersburg. Costruito sotto il regno di Traiano o di Adriano, il forte presidiò la frontiera per 150 anni, per gran parte dei quali grazie a un'unità militare chiamata Numerus Nidensium. Il "Nide" nel nome rimanda a un insediamento romano vicino, Nida, che sarebbe poi diventato un quartiere di Francoforte oggi chiamato Heddernheim. Si ritiene che il Numerus Nidensium contasse circa 160 soldati, mentre il vicus ospitava fino a 700 persone tra personale di supporto e indipendenti. Gli scavi hanno inoltre restituito ampie tracce di attività artigianali, tra cui l'area di una bottega di fabbro. Sono emerse anche prove del fatto che i Romani spianarono una parte del villaggio del campo e la sostituirono in seguito con edifici residenziali, prima dell'abbandono del sito nel III secolo.

Perché conta

C'è un progresso che non fa rumore, e spesso passa dal saper guardare dove altri hanno già camminato. La foresta sopra Kapersburg non ha nascosto il passato: lo ha tenuto al riparo, strato dopo strato, finché qualcuno non ha avuto gli strumenti e la pazienza per leggerlo. Il valore di questo scavo non sta in un singolo oggetto spettacolare, ma nella possibilità di ricostruire un pezzo di organizzazione umana — chi pregava, chi lavorava il ferro, chi abitava intorno a una guarnigione di 160 soldati — a partire da planimetrie e frammenti che di solito il tempo cancella. È un promemoria sobrio: a volte la conoscenza non richiede di andare lontano, ma di tornare a osservare con attenzione ciò che è sempre stato lì, a pochi centimetri sotto i nostri piedi.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.