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In Arabia Saudita un parco solare diventa rifugio per gazzelle minacciate
All'interno di una vasta riserva naturale sul Mar Rosso, un impianto fotovoltaico ha creato condizioni favorevoli alla riproduzione di una specie vulnerabile di gazzella. È un caso in cui infrastruttura energetica e conservazione convivono.
In una riserva naturale di circa 24.500 miglia quadrate affacciata sul Mar Rosso, in Arabia Saudita, un impianto solare da 250 megawatt è diventato il rifugio di 38 gazzelle delle sabbie arabe, una specie vulnerabile. L'impianto serve il resort turistico di Amaala, alimentato interamente da energia rinnovabile, e si estende su circa 1.200 acri. A ottobre dello scorso anno, insieme alle gazzelle delle sabbie, sono stati liberati nell'area anche gazzelle di montagna e lepri arabe; a maggio, una volta verificato che gli animali si erano ambientati, sono stati introdotti esemplari maschi per favorire una popolazione in grado di riprodursi da sola.
Una recinzione che protegge
A rendere possibile l'insediamento è stata la recinzione a prova di fauna selvatica che circonda il campo fotovoltaico. Questa barriera consente agli animali di alimentarsi, riprodursi ed esplorare l'area senza il rischio di predatori. Non si tratta quindi di un semplice recinto di sicurezza industriale, ma di uno spazio che, di fatto, sottrae i giovani esemplari alla pressione che normalmente minaccia la loro sopravvivenza in natura.
L'ombra dei pannelli
Un secondo fattore riguarda la temperatura. I pannelli solari offrono ombra e, secondo quanto riportato, sotto di essi il calore è inferiore di un intervallo compreso tra 8 e 18 gradi rispetto a quello che si registra sotto il sole dell'Arabia. Per animali adattati a un ambiente arido ma comunque sensibili agli estremi termici, questa differenza può fare la differenza nelle ore più calde della giornata.
Da poche decine a una popolazione
L'obiettivo dichiarato è portare i 38 esemplari attuali a oltre 500, un numero che permetterebbe di ricostituire una popolazione solida all'interno della vasta riserva. Andrew Zaloumis, direttore della riserva, ha spiegato che il traguardo del rewilding è costruire popolazioni selvatiche autosufficienti, capaci di sopravvivere senza intervento umano continuo. La collaborazione tra chi gestisce l'impianto e chi si occupa di conservazione, ha aggiunto, accelera questo lavoro e introduce un modello che i promotori chiamano "ReWildingVoltaics", pensato per essere replicabile altrove.
Una specie rara allo stato selvatico
La gazzella delle sabbie arabe è comune negli zoo di tutto il mondo, ma si stima che ne sopravvivano solo circa 3.000 esemplari allo stato selvatico, tra la penisola arabica e la Turchia. È questa la ragione per cui i responsabili della fauna selvatica la considerano una specie di particolare attenzione. Un conto è gestirla in cattività, un altro è offrirle un ambiente dove può riprodursi liberamente: è qui che un impianto da 250 megawatt diventa, inaspettatamente, parte della soluzione.
Perché conta
L'iniziativa si inserisce negli obiettivi della Saudi Green Initiative, che punta a proteggere il 30% delle terre e dei mari del Regno e a generare il 50% dell'elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030. Ma al di là dei numeri programmatici, il caso mostra qualcosa di più sottile: un'infrastruttura pensata per produrre energia può svolgere, senza che fosse il suo scopo primario, anche una funzione di tutela della biodiversità. Non è la prima volta che si combinano usi diversi dello stesso terreno: pascoli ovini e coltivazioni sotto i pannelli sono pratiche già osservate altrove, e alcuni dei loro principi valgono anche qui. La lezione non è che il solare salvi da solo la fauna, ma che progettare uno spazio pensando a chi lo abiterà — oltre che a cosa produrrà — apre possibilità che non erano state previste. Il progresso, in questo caso, non fa rumore: è un'ombra più fresca, una recinzione che tiene fuori i predatori, e qualche decina di gazzelle che, per ora, ha scelto di restare.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.