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I 'fari comunitari' dove i vicini si aiutano tra loro

In diverse comunità locali si stanno organizzando punti di riferimento in cui i residenti offrono supporto reciproco in caso di necessità. Il modello si basa su reti di prossimità e volontariato. Un'idea semplice che rafforza la resilienza dei quartieri.
A New Orleans, quando l'uragano Francine ha lasciato la città al buio nel 2024, il pastore Shawn Anglim ha aperto la First Grace United Methodist Church e ha acceso le luci. Nel pomeriggio l'edificio era pieno: più di cento persone al fresco dell'aria condizionata, a ricaricare dispositivi medici e telefoni. Quella chiesa è una delle Community Lighthouses, i "fari comunitari" nati in Louisiana per dare elettricità ai quartieri nei momenti di necessità.
Come sono nati i fari
L'idea risale al 2021, dopo che l'uragano Ida ha causato l'interruzione di corrente più estesa nella storia della Louisiana, lasciando parte di New Orleans senza elettricità per dodici giorni. Alla tempesta è seguita un'ondata di caldo, con almeno undici morti legate alle temperature che le persone non riuscivano a sopportare senza aria condizionata. Anglim e altri leader religiosi e civici locali ne hanno discusso in una call su Zoom, finché è emersa l'ipotesi di microreti solari. Il progetto è stato poi lanciato nel 2022 da Together New Orleans, un'organizzazione di congregazioni, sindacati, associazioni di quartiere e istituzioni civiche, insieme alla sua organizzazione madre Together Louisiana.
Una rete in crescita
Oggi a New Orleans ci sono 14 Community Lighthouses, più altre sei nel resto della Louisiana, con l'obiettivo di arrivarne a costruire altre 66. Si tratta di chiese, sinagoghe, moschee e centri comunitari dotati di pannelli solari e batterie. Come spiega Liana Heath di Together New Orleans, i fari servono sia come punti di riferimento durante le grandi emergenze sia come fonte di resilienza durante le interruzioni più frequenti. Una volta cariche, le batterie lasciano fluire l'elettricità in eccesso verso la rete, aggiungendo un livello di sicurezza energetica per una città che importa quasi tutta la sua elettricità attraverso poche linee di trasmissione.
Il punto di riferimento per tutti i servizi
Tenere le luci accese fa dei fari anche il luogo naturale dove convergono altri servizi. Dopo Francine, la Salvation Army e una banca alimentare locale hanno portato cibo alla chiesa di Anglim, la città ha sistemato bombole di ossigeno e una ONG locale ha distribuito generatori solari portatili. "Tutte queste persone hanno potuto fare qualcosa perché avevamo corrente", racconta Anglim. "Sembra tutto spontaneo, ma è spontaneo solo perché c'era un Community Lighthouse."
Volontari con ruoli precisi
Far funzionare tutto in uno scenario di disastro richiede pianificazione. Chi decide quando aprire il faro? Chi apre la porta, sistema le attrezzature, controlla che ci sia acqua, vigila sul sistema di batterie? I "guardiani del faro" volontari guidano il gruppo e delegano compiti specifici agli altri volontari, così ognuno sa cosa fare quando arriva il momento. Anglim racconta di una prova generale fatta poche settimane prima, ma osserva anche che c'è la buona pianificazione e poi c'è la realtà: le persone possono dover andare al lavoro o evacuare in caso di tempesta più forte. In quei casi, dice, sono altri volontari a farsi avanti per coprire i vuoti.
Un modello che si sposta
L'interesse per il modello dei Community Lighthouses arriva da tutto gli Stati Uniti: la Metropolitan Organization di Houston, in Texas, ha recentemente ottenuto i fondi per aprire il primo faro comunitario della città. I fari di New Orleans sono ora finanziati attraverso una combinazione di partenariati pubblico-privati e donazioni filantropiche. Per Anglim, però, trovare partner comunitari di provenienze diverse è la chiave per garantire che il progetto duri nel tempo. "Il Community Lighthouse è nato dall'idea che dobbiamo essere una comunità migliore", dice. "Non vogliamo solo chiamare il Comune e lamentarci di quello che non fa. Dobbiamo metterci la faccia. Anche questa è la nostra comunità."
Perché conta
Le storie che finiscono sui giornali sono spesso quelle dei grandi disastri, non di ciò che succede dopo. Eppure il modo in cui una comunità si organizza prima che arrivi l'emergenza è ciò che determina quanto male andranno le cose. I fari comunitari non nascono da un piano calato dall'alto: nascono da una call su Zoom tra persone che si conoscevano già, da una richiesta di un milione di dollari a una fondazione locale, da volontari che si dividono i compiti e si danno il cambio quando qualcuno non può esserci. È un progresso che non fa rumore, fatto di batterie cariche, porte aperte e ruoli scritti prima che servano. Non elimina il problema delle interruzioni di corrente, ma cambia il modo in cui un quartiere le attraversa: non da solo, aspettando che qualcun altro risolva, ma con un luogo dove andare e qualcuno che ha già pensato a cosa fare.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da reasonstobecheerful.world.