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Gli alberi emettono elettricità invisibile durante i temporali

Durante le tempeste le chiome degli alberi si caricano di elettricità che contribuisce a ripulire l'aria da alcuni gas serra. Il fenomeno, studiato da ricercatori, ha effetti misurabili sulla qualità dell'aria. Una scoperta che aggiunge un tassello alla comprensione del ruolo degli alberi negli ecosistemi.

Durante i temporali le chiome degli alberi si caricano di elettricità e producono scariche invisibili all'occhio umano. Il fenomeno è stato documentato per la prima volta in natura da un gruppo di ricerca guidato da Patrick McFarland, meteorologo della Penn State University. Lo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, descrive scariche corona rilevate sulle cime degli alberi mentre sopra di esse passavano nubi temporalesche. La misurazione è avvenuta in una tempesta in North Carolina, con osservazioni simili condotte anche in Florida e Pennsylvania.

Un laboratorio su quattro ruote

Per osservare il fenomeno, i ricercatori hanno trasformato un minivan Toyota Sienna del 2013 in un laboratorio mobile. Sul tetto del veicolo è stato praticato un foro per installare un sistema di rilevamento ottico, capace di captare la radiazione ultravioletta emessa dalle scariche. Lo strumento principale è una cosiddetta solar-blind camera, una telecamera in grado di isolare le lunghezze d'onda ultraviolette e di distinguerle dalla luce solare di fondo. È così che il gruppo ha ottenuto la prima prova diretta della presenza di scariche corona sulle cime degli alberi durante una tempesta.

Come nasce una scarica corona

Il meccanismo comincia in cielo. Le nubi temporalesche inducono una carica di segno opposto nel terreno sotto i boschi. Questa carica risale lungo i tronchi e si concentra sulle punte delle foglie e degli aghi. Quando l'accumulo diventa sufficiente, l'aria intorno alle punte si ionizza e si producono scariche corona: fenomeni deboli e localizzati, molto diversi dai fulmini. Le correnti in gioco si misurano in microampere, cioè milionesimi di ampere. In laboratorio, al buio, le scariche appaiono come un tenue bagliore blu; all'aperto sono più faint della luce lunare e restano invisibili. Dopo pochi secondi di esposizione, le punte delle foglie possono presentare lievi bruciature.

Novanta minuti su un sweetgum

La sessione di osservazione principale si è svolta a Pembroke, in North Carolina. La telecamera è rimasta puntata per circa novanta minuti sulla cima di un sweetgum, mentre la tempesta attraversava l'area. In quel periodo sono stati registrati 41 gruppi distinti di scariche. Ogni scintilla durava da una frazione di secondo fino a tre secondi, e sembrava saltare da una foglia all'altra seguendo il movimento dei rami. Osservazioni analoghe sono state fatte su pini loblolly. Secondo i ricercatori il fenomeno è probabilmente diffuso: in una tempesta molte foglie possono scaricare contemporaneamente.

Un detergente naturale per l'atmosfera

Le scariche corona producono grandi quantità di radicali idrossilici, indicati con la sigla OH. Questi radicali agiscono come un detergente atmosferico, degradando i gas serra. Stime precedenti suggerivano che vicino alle cime degli alberi la concentrazione di OH potesse essere migliaia di volte superiore rispetto ad altri contesti. Le nuove misure dirette offrono dati utili a migliorare i modelli climatici, tanto più che il cambiamento climatico è atteso aumentare frequenza e intensità delle tempeste. Resta invece da chiarire l'effetto a lungo termine delle micro-scariche sulla salute degli alberi: su questo aspetto lo studio non fornisce risposte. Una possibilità è che gli alberi abbiano sviluppato adattamenti per attenuare lo stress elettrico nel corso di millenni.

Perché conta

Questa notizia non parla di un evento spettacolare, ma di qualcosa che accade da sempre sopra le nostre teste senza che nessuno lo vedesse. Le scariche corona sugli alberi durante i temporali sono invisibili, eppure misurabili: servono una telecamera capace di leggere l'ultravioletto e novanta minuti di pazienza sotto una tempesta per accorgersene. Il progresso, in questo caso, non consiste nell'aver scoperto un fenomeno nuovo, ma nell'aver trovato il modo di guardarlo. Cambia la strumentazione, cambia ciò che riusciamo a vedere, e con esso cambia la nostra comprensione di un ecosistema che credevamo di conoscere. Gli alberi, oltre a produrre ossigeno e a sottrarre anidride carbonica, contribuiscono alla chimica dell'atmosfera anche attraverso un meccanismo elettrico che nessuno aveva mai documentato in natura. È un promemoria sobrio: molte cose che contano non fanno rumore, e alcune aspettano solo lo strumento giusto per essere viste.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.