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Giovani adulti creano spazi sicuri per coetanei senza dimora

In diverse città degli Stati Uniti, giovani adulti stanno organizzando spazi di accoglienza e supporto per coetanei senza fissa dimora. Il fenomeno nasce spesso da esperienze personali di precarietà abitativa. Queste iniziative mostrano come le comunità possano auto-organizzarsi per affrontare l'emergenza abitativa giovanile.

Negli Stati Uniti, in diverse città, giovani adulti stanno creando e gestendo spazi di accoglienza per coetanei senza fissa dimora. Le iniziative nascono spesso da esperienze personali di precarietà abitativa e si rivolgono a chi ha tra i 18 e i 24 anni. Alcune strutture servono specificamente studenti universitari, altre accolgono chiunque abbia bisogno di un posto dove stare. Il fenomeno coinvolge campus, appartamenti a basso costo e persino il seminterrato di una chiesa.

Aggie House, a Davis

Liam, studente al primo anno all'Università della California, Davis, ha vissuto per nove mesi ad Aggie House dopo che un conflitto familiare lo ha lasciato senza un alloggio. Prima aveva cambiato più volte sistemazione. Aggie House non è un dormitorio universitario né un rifugio tradizionale: è un insieme di appartamenti a basso costo, creati e gestiti da studenti della UC Davis per compagni di corso in difficoltà abitativa.

Fondata nel 2021, fa parte di una rete di rifugi presenti in tre campus californiani. Gli ospiti devono essere studenti della UC Davis e vengono selezionati tramite domanda e colloquio per verificare la necessità di alloggio; molti arrivano su segnalazione di un centro universitario dedicato ai bisogni di base degli studenti. La permanenza può durare fino a un anno e i residenti pagano un affitto tra i 200 e i 300 dollari al mese, circa il 90 per cento in meno rispetto alla media degli affitti a Davis. L'affitto aumenta di 50 dollari al mese per incentivare il passaggio a una sistemazione successiva.

Il rifugio è gestito interamente da volontari undergraduates in turni serali, dalle 19 alle 23. Il loro ruolo include anche la costruzione di legami sociali: alcune sere a settimana preparano la cena per i residenti. Hayven Angelique Pfister, studentessa al quarto anno di biologia umana e co-presidente esterna di Aggie House, racconta che nei rifugi generalisti può essere più difficile capire cosa sta attraversando uno studente, mentre condividere la stessa esperienza rende il rapporto più semplice e confortevole.

Y2Y, a Cambridge

Nel seminterrato della chiesa First Parish, a Cambridge, Massachusetts, vicino a Harvard Square, il rifugio Y2Y ospita fino a 30 persone tra i 18 e i 24 anni per un massimo di 30 giorni. Le sistemazioni sono 22, distribuite su tre livelli, separate da pareti verde lime e pannelli divisori bianchi a pois. Y2Y opera da ottobre ad aprile e per una stagione estiva più breve. A differenza di Aggie House, non si rivolge specificamente agli studenti: molti ospiti sono persone LGBTQ+ che hanno perso il sostegno familiare o che sono uscite dai sistemi di affidamento.

Fondato nel 2015 da due studenti di Harvard, Y2Y nasce anche per rispondere a preoccupazioni di sicurezza tra i giovani nei rifugi per adulti, spiega Caleb Oh, direttore amministrativo del rifugio e studente di matematica e statistica. Offre un'alternativa a chi non trova posto nei vicini rifugi di emergenza per tutte le età o non si sente al sicuro nel usarli. Ogni cuccetta è dotata di una chiusura in plexiglass per la privacy, spazio di archiviazione chiudibile a chiave, illuminazione individuale e prese per ricaricare i dispositivi.

Durante incontri settimanali di consulenza giovanile, gli ospiti danno feedback sul rifugio e giocano a giochi da tavolo. Volontari studenti di università e quartieri dell'area di Boston svolgono il ruolo di case manager, aiutando gli ospiti a orientarsi nei programmi di sostegno abitativo e collegandoli ad altri servizi. La scorsa estate quattro ospiti si sono trasferiti in appartamenti in affitto, cinque sono passati a soluzioni abitative temporanee e quattro sono andati in un altro rifugio con gestione professionale dei casi.

Un problema diffuso

Circa 3,5 milioni di persone tra i 18 e i 25 anni affrontano la mancanza di una casa ogni anno negli Stati Uniti, una condizione che le rende particolarmente vulnerabili a traffico di esseri umani, violenza, gravi problemi di salute fisica e mentale, incarcerazione e suicidio. Le cause comuni includono conflitti familiari, abusi o rifiuto — in particolare per i giovani LGBTQ+ — insieme a instabilità economica, carenza di alloggi a prezzi accessibili e uscita dai sistemi pubblici come l'affidamento.

Darla Bardine, direttrice esecutiva del National Network for Youth, un'organizzazione di educazione pubblica e advocacy politica focalizzata sulla prevenzione e sulla fine della mancanza di dimora giovanile, sottolinea che i giovani vivono molti traumi prima di perdere la casa e ne vivono altri durante quel periodo. Per questo, secondo Bardine, prima si identifica un giovane in quella condizione e lo si aiuta, più si può sperare di prevenire traumi ulteriori. La chiave, aggiunge, è la partnership con altri giovani: sanno dove si ritrovano i coetanei ed è più facile costruire un rapporto di fiducia perché l'hanno vissuto.

Pfister ricorda che molti assumono erroneamente che chi non ha una casa non lavori. In realtà, dice, molte persone lavorano e ricevono aiuti finanziari, ma non riescono comunque a permettersi un alloggio o a ottenere ciò di cui hanno bisogno.

Perché conta

Queste iniziative mostrano un modo di affrontare l'emergenza abitativa che parte da chi la conosce da vicino. Non si tratta di grandi programmi calati dall'alto, ma di appartamenti e cuccette gestiti da studenti che dedicano alcune ore serali a preparare la cena, fare da case manager, ascoltare. La vicinanza tra chi aiuta e chi è aiutato cambia la qualità del sostegno: chi ha vissuto la stessa precarietà riconosce più facilmente i segnali e costruisce fiducia con meno attrito.

C'è anche un aspetto pratico che vale la pena notare. Aggie House applica un affitto calmierato che cresce nel tempo, un meccanismo semplice per accompagnare le persone verso una sistemazione successiva. Y2Y misura i propri risultati in persone che passano ad appartamenti, alloggi temporanei o altri servizi. Sono dettagli concreti, non dichiarazioni di principio.

Forse il punto più utile è questo: spazi come questi non risolvono da soli un problema da milioni di persone, ma dimostrano che una comunità può organizzarsi per rispondere a un bisogno che vede da vicino. A volte il progresso non fa rumore: è un turno serale, un piatto condiviso, una stanza con una serratura e una luce.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da reasonstobecheerful.world.