· Good News

DeafCity Hub, uno spazio dove la lingua dei segni vive e si sviluppa

Un centro dedicato alla comunità sorda costruisce un ambiente in cui la lingua dei segni è la modalità principale di comunicazione e creazione culturale. L'iniziativa mostra come spazi progettati su misura possano rafforzare identità, accessibilità e partecipazione, oltre la semplice interpretariato.

L'attivista e urbanista Amanprit Arnold sta portando avanti la campagna DeafCity Hub, un progetto per costruire nel Regno Unito un centro culturale permanente pensato dalla e per la comunità sorda. L'obiettivo è un edificio progettato fin dalle fondamenta secondo i principi del DeafSpace, le linee guida architettoniche sviluppate specificamente per chi usa la lingua dei segni, da destinare ad arti, cultura e vita comunitaria. Arnold, nata sorda e con impianti cocleari ricevuti a 21 anni, guida un'agenzia di progettazione che consiglia pianificatori e sviluppatori urbani sui temi dell'accessibilità.

Un vuoto che dura da decenni

Nel Regno Unito vivono circa 18 milioni di persone con qualche forma di perdita uditiva. Nonostante questo, secondo la campagna non esiste nel Paese un centro culturale dedicato costruito dalla e per la comunità sorda, in forma permanente. La British Sign Language Act ha ricevuto il royal assent nel 2022, riconoscendo legalmente la BSL come lingua di Inghilterra, Scozia e Galles. Nello stesso anno "CODA" ha vinto l'Oscar come miglior film, e nel 2021 Rose Ayling-Ellis ha vinto Strictly Come Dancing diventando uno dei volti più noti della televisione britannica. La visibilità mediatica della cultura sorda è cresciuta, ma per Arnold questo non basta: "C'è una maggiore visibilità delle persone sorde nei media, ma quando si tratta di immobili e di creazione di luoghi per loro, non c'è nulla".

Perché lo spazio fisico conta

La lingua dei segni britannica non è, come spiega Arnold, "semplicemente parole tradotte in mani". È una lingua spaziale con una grammatica tridimensionale, in cui espressione del viso e movimento della bocca portano significato insieme alle mani. Questo ha conseguenze concrete su come vanno costruiti gli ambienti. I corridoi devono essere abbastanza larghi perché due persone possano camminare e segnare contemporaneamente senza interrompere la conversazione. L'illuminazione deve essere naturale e morbida, per ridurre l'affaticamento degli occhi durante gli scambi lunghi. Vetro e specchi vengono posizionati per estendere le linee visive. I posti a sedere si dispongono in cerchi o archi, così che i gruppi possano vedere mani e volti di tutti nello stesso momento. Non sono caratteristiche di lusso, ma le condizioni di base per una conversazione.

Cosa succede quando mancano

La maggior parte degli edifici non offre nulla di tutto questo. Un corridoio stretto costringe chi segna a mettersi in fila indiana e interrompe il dialogo. Una stanza poco illuminata rende i volti illeggibili. Un tavolo da riunione rettangolare standard dispone i partecipanti in modo che si voltino le spalle a vicenda, cosa che nel tempo diventa davvero stancante. Persino il design acustico di un normale caffè può rendere difficile la conversazione per chi si affida insieme all'udito residuo e alla lettura labiale. Arnold racconta di sedersi fuori quando incontra qualcuno per un caffè, non per preferenza ma perché l'interno non è costruito per come lei parla. "Da nessuna parte a Londra c'è qualcosa progettato specificamente per me", ha detto.

Un precedente che non si è mai realizzato

Non è il primo tentativo. Nel 1986, in un periodo particolarmente vivace della storia sorda, furono disegnati i progetti per un International Deaf Cultural Centre a Londra: un teatro, uno spazio espositivo, un archivio di storia sorda, un bar, una stanza silenziosa, un ostello. Arnold conserva i progetti originali. Non si trasformarono mai in nulla di concreto. Il campus East Bank del London College of Fashion è oggi uno dei pochi edifici pubblici nel Regno Unito progettato secondo i pieni standard DeafSpace, e chi lo visita tende a notare qualcosa che fatica a definire: una sensazione di agio, di un edificio che non ti rema contro. È esattamente ciò che Arnold cerca di creare.

Perché conta

Il progresso di cui parla questa storia non si misura in record o in prime assolute, ma nella capacità di guardare uno spazio quotidiano e chiedersi per chi è stato pensato. La lingua dei segni esiste, è riconosciuta dalla legge, appare sugli schermi e sui palchi. Eppure la sua grammatica tridimensionale richiede corridoi larghi, luce morbida, sedute disposte in cerchio: dettagli che nessuno nota finché non mancano. Progettare per la comunità sorda significa accorgersi che l'accessibilità non è un servizio da aggiungere a cose già fatte, ma una premessa da cui partire. Un edificio che non ti costringe a scegliere tra partecipare e essere te stesso è un modo silenzioso di riconoscere che l'identità di un gruppo merita un luogo dove stare.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da optimistdaily.com.