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Camminare diversamente riduce il dolore al ginocchio artrosico

Foto: Simonetta Sambiase / Unsplash

Uno studio indica che una semplice modifica del passo può alleviare il dolore da artrosi al ginocchio quanto i farmaci, rallentando anche il consumo della cartilagine. La condizione riguarda quasi un quarto delle persone over 40.

Quasi un quarto delle persone over 40 convive con l'artrosi al ginocchio, una condizione causata dal consumo della cartilagine che ammortizza l'articolazione. Oggi non esiste un modo per invertire questo danno: le opzioni disponibili si limitano a gestire il dolore con i farmaci e, nei casi più avanzati, alla sostituzione dell'articolazione. Uno studio pubblicato il 13 agosto su The Lancet Rheumatology indica però una terza via, sperimentata da ricercatori dell'Università dello Utah, della New York University e di Stanford: una piccola modifica del modo di camminare.

Come funziona la rieducazione del passo

L'intervento si chiama gait retraining, rieducazione dell'andatura. Il principio è semplice: cambiare leggermente l'angolo del piede durante il cammino riduce il carico che il ginocchio deve sopportare. I ricercatori hanno lavorato su pazienti con artrosi da lieve a moderata nel compartimento mediale del ginocchio, quello interno della gamba, che tende a sostenere più peso rispetto a quello esterno. È la forma più comune di artrosi, ma l'angolo ideale per scaricare il ginocchio cambia da persona a persona, a seconda dell'andatura naturale e di come questa si modifica adottando il nuovo schema di cammino.

Un approccio su misura

Studi precedenti prescrivevano lo stesso intervento a tutti, con il risultato che alcuni pazienti non riducevano il carico articolare, o addirittura lo aumentavano. Il gruppo di ricerca ha invece scelto un approccio personalizzato. Nelle prime due visite i partecipanti hanno ricevuto una risonanza magnetica di base e hanno camminato su un tapis roulant sensibile alla pressione, mentre telecamere di motion capture registravano la meccanica del loro passo. Così i ricercatori potevano stabilire se ruotare la punta del piede verso l'interno o verso l'esterno riducesse maggiormente il carico, e se fosse preferibile una correzione di 5 o di 10 gradi.

Il confronto con il placebo

Dei 68 partecipanti, metà è stata assegnata a un trattamento sham, pensato per controllare l'effetto placebo: venivano prescritti angoli del piede identici all'andatura naturale. Dopo un anno, tutti i partecipanti hanno riferito la propria esperienza del dolore e si sono sottoposti a una seconda risonanza magnetica per valutare in modo quantitativo il danno alla cartilagine. Il calo del dolore riportato rispetto al gruppo placebo si colloca, secondo i ricercatori, tra quello atteso da un farmaco da banco come l'ibuprofene e quello di un narcotico come l'ossicodone. Le risonanze hanno inoltre mostrato una degradazione più lenta di un marcatore della salute della cartilagine nel gruppo sottoposto all'intervento.

Sei settimane di allenamento

Entrambi i gruppi sono tornati in laboratorio per sei sessioni settimanali di addestramento, durante le quali ricevevano un biofeedback: vibrazioni da un dispositivo indossato sullo stinco che li aiutava a mantenere l'angolo prescritto camminando sul tapis roulant. Dopo le sei settimane, è stato chiesto ai partecipanti di esercitarsi con la nuova andatura almeno 20 minuti al giorno, fino a renderla naturale. Le visite di controllo periodiche hanno mostrato che i partecipanti rispettavano l'angolo prescritto con uno scarto medio di un grado. Prima che l'intervento possa arrivare nella pratica clinica, spiegano i ricercatori, il processo di rieducazione dovrà essere semplificato, così da poter essere prescritto in uno studio di fisioterapia e da permettere l'allenamento mentre si cammina nel proprio quartiere.

Perché conta

Questa notizia parla di un progresso che non fa rumore. Non c'è una molecola nuova, non c'è un dispositivo da impiantare: c'è un gesto quotidiano, camminare, osservato con attenzione sufficiente a capire che una variazione di pochi gradi può cambiare il carico su un'articolazione. È anche una lezione sul metodo: la stessa correzione applicata a tutti non funzionava, mentre la versione calibrata su ciascun paziente ha prodotto risultati misurabili. La personalizzazione, in medicina, non è un dettaglio accessorio ma spesso la differenza tra un intervento che funziona e uno che non funziona.

C'è poi il valore della costanza. Sei settimane di training, venti minuti al giorno, un anno di follow-up: la trasformazione di un'abitudine motoria richiede tempo e ripetizione, e i partecipanti hanno mantenuto l'angolo prescritto con uno scarto medio di un grado. Per chi ha trenta, quaranta o cinquant'anni, come osserva Uhlrich, l'artrosi può significare decenni di gestione del dolore prima che venga raccomandata la sostituzione dell'articolazione. Uno strumento in più, semplice e a basso costo, per riempire quel vuoto non è una notizia spettacolare. È il tipo di notizia che, se confermata e resa praticabile, cambia la vita di molte persone senza che quasi nessuno se ne accorga.


Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da goodnewsnetwork.org.