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A Siena il primo laboratorio italiano di comunicazione multispecie

Dal 23 novembre l'Università di Siena attiva un laboratorio sulla comunicazione tra piante, animali ed esseri umani. Un'iniziativa didattica che amplia lo sguardo delle scienze della comunicazione.
A Siena, dal 23 novembre, prende il via quello che l'ateneo presenta come il primo laboratorio italiano di comunicazione multispecie. Il corso è obbligatorio per gli studenti del primo anno del master in Strategie e Tecniche della Comunicazione. A coordinarlo è Tiziano Bonini, sociologo della comunicazione. L'iniziativa nasce all'interno di un percorso di studi in comunicazione e ne allarga esplicitamente il campo: non solo il linguaggio degli esseri umani, ma i segnali che attraversano piante, animali ed ecosistemi.
Cosa si studia
Il programma del laboratorio si muove su terreni diversi. C'è la chimica della comunicazione tra piante, cioè i meccanismi con cui le piante si scambiano informazioni. C'è la bioacustica marina, lo studio dei suoni prodotti dagli organismi che vivono nel mare. E poi la semiotica multispecie e il design "più che umano", due ambiti che ragionano su come si progettano oggetti, spazi e messaggi tenendo conto anche di chi non è umano. Il filo che tiene insieme queste parti è una domanda pratica: come gli esseri umani osservano, traducono e raccontano i segnali che non sono i loro.
La tesi di fondo
Bonini parte da un'idea precisa: tutti gli esseri viventi vivono attraverso segni e con i segni. Attribuire significato, sostiene, non è un'attività esclusivamente umana. Da qui una conseguenza che riguarda direttamente la formazione di chi studia comunicazione: gli esseri umani sono una specie comunicante tra le molte che popolano il pianeta. Per Bonini questa consapevolezza non è un esercizio teorico. È una competenza che serve in campi concreti come la comunicazione ambientale, il giornalismo scientifico e le politiche pubbliche.
Gli animali comunicano, le piante anche
Che gli animali comunichino, tra loro e tra specie diverse, è una conoscenza consolidata da tempo. Più recente è la dimostrazione, da parte di gruppi di ricerca, di meccanismi di comunicazione tra pianta e pianta. Un caso spesso citato è quello del 2021, quando un gruppo guidato da ricercatori dell'Università della California registrò una megattera femmina adulta di nome Twain, di oltre 38 anni, nel sud-est dell'Alaska. Un algoritmo aiutò a interpretare il significato dei suoi suoni, e i ricercatori riuscirono a "conversare" con l'animale per venti minuti attraverso un altoparlante subacqueo. Sono esempi che mostrano quanto lo studio della comunicazione non umana sia già in movimento, ben prima che un corso universitario lo metta a programma.
Perché conta
Per chi si occupa di comunicazione, questo laboratorio sposta il punto di osservazione. Non si tratta solo di imparare a parlare bene agli esseri umani, ma di allenarsi a riconoscere che il mondo è pieno di messaggi che non passano dalle parole. Le piante mandano segnali chimici, le balene cantano, gli ecosistemi funzionano attraverso scambi che spesso non vediamo. Imparare a osservarli e a raccontarli è una competenza che diventa sempre più richiesta, dalla divulgazione scientifica alle decisioni pubbliche su ambiente e territorio.
C'è anche un aspetto più quieto, e forse più interessante. Un ateneo che inserisce un laboratorio di comunicazione multispecie tra gli insegnamenti obbligatori del primo anno sta dicendo che la comunicazione non è una faccenda solo umana, e che studiarla seriamente significa allargare lo sguardo. Non è una rivoluzione rumorosa: è un cambio di prospettiva che entra nei programmi, un mattone alla volta. Il tipo di progresso che non fa notizia per come si annuncia, ma per come, lentamente, cambia il modo in cui guardiamo le cose.
Articolo originale della redazione di Good News · WitUp, scritto a partire dalla notizia pubblicata da greenme.it.